E infine ho ricominciato a scrivere...

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Sono stato un bambino terribilmente timido e fin da quando ero piccolo avevo scoperto che, piuttosto che parlare, potevo comunicare più facilmente scrivendo ciò che pensavo.

Oggi sento di dover ringraziare “in primis” mio padre Romolo. Da lui ho imparato a scrivere nel modo più bello. Cioè ascoltandolo mentre mi parlava in un italiano perfetto. Mai un’espressione dialettale, mai un verbo o una parola fuori posto. 

Poi ho avuto anche la fortuna di avere ottimi insegnanti e ora, fra tutti, mi fa piacere ricordare il compianto Prof. Carlo De Martis, mio insegnante di lettere al liceo e  ispiratore di ciò che sono diventato oggi a distanza di oltre 40 anni

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I miei libri

Antonello Bombagi - il prossimo romanzo

In preparazione

Antonello Bombagi - il tempo fermo

Racconti brevi

Scopriamoli insieme...

Il cappello dello sciamano

Madagascar, 11 agosto 2011. Jonas Sunborn deve assistere Francesco, suo amico e medico personale, nella fase d’avvio dei lavori per un nuovo ospedale  a Fianarantsoa. Ex architetto, travolto da un doloroso passato, Jonas sa bene che l’invito dell’amico non è casuale, ma mira ad offrirgli una chance di riscatto e accetta di far ritorno nella sua isola natia. Dopo qualche tempo però, una donna, amica di Francesco, lo spinge a seguirla in Angola, dove programmano di incontrarsi a Lubango. Ne nascerà un viaggio emozionante attraverso il cuore pulsante di quel paese, che si trasformerà ben presto in un incubo drammatico, ricco di imprevisti e colpi di scena mozzafiato che, ai limiti dell’inferno, lo porterà a scoprirsi sotto una luce completamente nuova!

* = In fase di pubblicazione con “Rogiosi editore

Pubblicazione prevista per il ?/10/21 – Prenota la tua copia ad un prezzo speciale

«Era una Domenica un po’ grigia, ma senza vento. Di quelle in cui l’aria sembra fermarsi sospendendo ogni cosa.
 
Guardavo il mare col naso appiccicato alla finestra nella speranza che potesse riprendere presto il suo colore.
Quella tavola grigia e inanime mi inquietava. Si aggiungeva al silenzio che invadeva le strade, alla solitudine dei marciapiedi e ai gabbiani che si impadronivano della città deserta.
 
Dopo essermi seduto davanti al pc con quella strana malinconia ancora nelle viscere, le mie dita cominciarono a muoversi sulla tastiera. Da sole e senza alcun controllo.
 
Ora mi ritrovo in buona compagnia all’interno di un libro che raccoglie le emozioni di quei giorni, le sensazioni più intime, e perché no, le fantasie che ci hanno aiutato a superare quel dannato e lungo lockdown»