Alghero e il Ferragosto, un binomio inscindibile che ha mantenuto inalterato nel tempo il suo potere attrattivo. La città finalmente fa il pienone, ma la stagione è già alla fine

Il mio rapporto col Ferragosto, è sempre stato di contrasto. Quando ero bambino, ricordo che invidiavo i miei compagni, perché potevano andare al mare e vedere i fuochi d’artificio, mentre io, al contrario, ero lontano. Troppo lontano. Rifugiato come un eremo in montagna, con la mia famiglia al completo. A quel tempo, ovviamente, non capivo che si trattava di un privilegio e che non tutti avevano la fortuna di trascorrere un mese di vacanza, lontano dalle proprie abitudini. Poi, però, sono cresciuto e ho compreso.

Tanto che oggi, starei volentieri lontano dal caldo ferragostano; magari, ancora, in qualche fresca località alpina. Ma invece no; devo stare ad Alghero. E a lavorare. In realtà, tuttavia, non mi lamento. Mi piace solo scherzarci un po’ sopra. Nonostante tutto, infatti, in questi giorni, da sempre, la nostra città fiorisce e vive il suo massimo splendore. E in particolare quest’anno, dopo un avvio di stagione così lento, è un piacere rivedere tanta gente per le strade, nei bar, nei ristoranti, così come in tutte le spiagge della riviera.

Certo, rispetto a quando ero bambino io, a cavallo tra gli anni sessanta e settanta, è tutto molto diverso. A quel tempo, infatti, l’aeroporto era giovane e non c’erano tante tratte attive. La maggior parte dei turisti, arrivava ad Alghero con la propria auto, dopo aver attraversato il mare in traghetto ed aver speso cifre considerevoli per la traversata. Per lo più erano Italiani. C’erano anche gli stranieri, si, ma in misura minore rispetto ai nostri connazionali. E a parte qualche piccolo gruppo di tedeschi coraggiosi, arrivavano con i voli charter organizzati dalle compagnie di viaggi e turismo.

Oggi, invece, a differenza di ieri, grazie alla continuità territoriale e, soprattutto, alle sapienti politiche di programmazione e crescita messe in atto dalla regione, in ambito di trasporto aereo e marittimo, possiamo dire che l’aerostazione ha raggiunto una sua buona maturità anagrafica e le navi sono molto più belle. A parte questo, tuttavia, ora che ci penso, mi sa tanto che le cose stanno esattamente come allora. Pochi voli di linea, molti charter e navi carissime.

Sarà un caso. D’altronde, non si può certo dire che i tempi non siano cambiati. I turisti di ieri, infatti, se volevano esplorare il resto della Sardegna, dovevano prepararsi ad andare incontro a vere e proprie avventure. Le strade, erano quello che erano. Poche, piene di curve e di pecore. La Carlo Felice, unica simil-autostrada dell’isola, era un calvario infinito; da far concorrenza alla Salerno-Reggio Calabria. Tanto, che molti preferivano l’utilizzo dei treni speciali. Speciali, perché sapevi quando partivano, ma non quando arrivavano; se, arrivavano.

Oggi invece, sempre grazie all’opera di quei politici illuminati, che si sono avvicendati nei palazzi delle province e della regione, bisogna riconoscere che qualche curva qua e la, è stata eliminata. Anche se, ad essere del tutto onesti, dobbiamo dire che, in fondo, le strade sono sempre le stesse. E le pecore pure. Anche la Carlo Felice, non è più una simil-autostrada; direi, che proprio non ci assomiglia più. Nemmeno un poco. L’unica fortuna, forse, è che almeno i treni, quelli si, ora sono di ultima generazione. E in più, sono rimasti speciali; come gli altri di prima. Sai quando partono, ma non sai quando arrivano; se arrivano. Ogni tanto, infatti, capita che a metà strada si spengano e debbano tornare indietro.

Beh, insomma, cambiati o non cambiati che siano, alcuni insignificanti particolari, ad Alghero Ferragosto è sempre Ferragosto; e il suo potere attrattivo, non è venuto meno neanche quest’anno. Con tutto ciò che esso comporta; nel bene e nel male. Le nostre case, che si riempiono di amici e parenti. Tutti molto stretti; ma solo nel senso dell’occupazione fisica dello spazio. Gli alberghi che straboccano e i ristoranti che cucinano a ritmo continuo per tutto il giorno, ma che quando tu hai fame, non c’è mai un tavolino libero.

Le seconde case, poi, il simbolo decadente dell’Alghero odierna, che si dischiudono e per pochi giorni si riempiono di vita e allegria, per ripiombare subito dopo, nel silenzio tombale di tutto l’anno. Come il fiore di quei Cactus: sbocciano all’improvviso, in una breve e intensa esplosione di colore; ma solo per un giorno.

Alghero Eco – 09 Agosto 2016

Antonello Bombagi © Tutti i diritti riservati

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