Alghero, è Agosto, fa molto caldo. Cerco riparo, ma la spiaggia è infuocata e piena di gente. La stanchezza si fa sentire. Poi, quella telefonata che…

Conquistato un posto in prima fila, ora, avevo tutta l’intenzione di godermelo per intero. Non era stato per niente facile, trovarlo in quei giorni di mezz’Agosto, ma la fortuna era stata dalla mia. Era il primo vero giorno di riposo da quando era cominciata l’estate e c’ero arrivato a pezzi. Il lavoro in questo periodo è ai massimi livelli e non ci si può tirare indietro; il caldo delle ultime settimane, aveva fatto il resto. Di notte, infatti, quando l’afa morde, si respira solo con le finestre aperte; ma con l’aria, inevitabilmente, entra anche il chiasso infernale del popolo della notte. Non solo urla sguaiate e schiamazzi vari, ma un terribile mix di musiche che si sovrappongono una all’altra, in un triste e confuso effetto luna park.

Ero stanchissimo, insomma, e me ne stavo sdraiato sotto l’ombrellone, sul mio bel lettino appena conquistato. Imbambolato, con gli occhi semichiusi, mi lasciavo intrattenere dal vociare festoso dei bambini in riva al mare e dalle confidenze che le due amiche ritrovate, di fianco a me, si facevano a turno. In verità, devo riconoscerlo, avrei preferito la voce più rilassante delle onde che si infrangono sulla battigia, ma il chiasso intorno era talmente tanto, che facevo fatica a percepirla. Peccato! Perché quel dolce sciacquio, m’avrebbe conciliato il sonno più di qualunque altra cosa al mondo. Sicuramente più, del guappo che urlava “Cocco-bellooo!”; o di Abdul che voleva vendermi gli occhiali di plastica; o della Cinese che si offriva di farmi un bel massaggio rigenerante.

«Forse è così – pensavo – che nascono i cosiddetti “progetti sotto l’ombrellone”». In fondo, non puoi leggere un libro, perché non riesci a concentrarti; non riesci ad appisolarti, perché c’è troppo frastuono; non puoi fare una bella nuotata, perché c’è più gente in mare che sulla spiaggia. Insomma, stanco, ma senza pace. Che fare, allora, se non starsene un po’ coi propri pensieri? Se non progettare, ad esempio, di riordinare lo studio per organizzarsi meglio col lavoro? O, magari, fantasticare di riattare il sottotetto per ricavarne un nuovo spazio, da goderti nelle ore libere? O, addirittura, progettare di dare, finalmente, quella svolta alla tua vita, che sognavi da anni?

Certo però, una cosa così importante, deciderla su due piedi, sotto un ombrellone, con questo caldo…, questo chiasso… D’un tratto, s’aggiunse pure lo squillo di un telefonino. «Possibile che nessuno risponda? – Mugugnavo – Ma non è che sarà il mio? Oh cavolo, si!» Numero sconosciuto… «Chi è? » faccio io. «Tanti augu-ri a teee, tanti augu-ri a teee…, ciao zione! Come te la passi con un anno in più?» «Ninetta! Ma sei tu? Grazie bella. Che pensiero gentile… Ma perché mi è apparso “numero sconosciuto”?» «Ma dai!.. Perché volevo farti una sorpresa…» «Che bello sentirti… Sei qui?» «No zio, sono a Londra… e chi si muove? Figurati se torno…; volevo solo farti gli auguri. E’ venuto Marco il mese scorso ed è stato sufficiente…» «Ah, Marco…, perché sufficiente? Cosa è successo?» «O beh, niente di nuovo, tutto come sempre… anzi, peggio. La classica vacanza da dimenticare!» «Ah si?» «Ma dai zio! Lo sai benissimo…, non fare il finto tonto. Città sporca, mondezza in ogni angolo, così come topi e blatte; traffico caotico, chiasso ovunque, anche di notte; servizi insufficienti, solita roba, insomma. Tra l’altro un giorno ha noleggiato una bicicletta per andare verso Porto Conte e gliel’hanno rubata! Povero… non ti dico… era furioso. Pensa che quando ha lasciato l’albergo, ha dovuto pagare pure la tassa di soggiorno. Incredibile! Hai capito zio? Si prendono i soldi dai turisti per far bella la città e poi… povero Marco. Una vacanza da incubo!»

«GAVINOOO! STAI ATTENTO! Vai più in la, con la palla… Non lo vedi che il signore sta dormendo?…» La voce stridula e sgraziata di una vicina d’ombrellone, mi si infilò nelle orecchie come un coltello appuntito, straziandomi i timpani e svegliandomi di soprassalto. «Che bellezza! – Pensai, nonostante tutto, appena aperti gli occhi – Era solo un incubo. Quando si è troppo stanchi, si finisce sempre per fare brutti sogni». Tirai un sospiro di sollievo. Il mio compleanno, era ancora lontano….

Alghero Eco – 22 Agosto 2015

Antonello Bombagi © Tutti i diritti riservati

 

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