Testa alta e sguardo in avanti

testa alta e sguardo in avanti

Intervista esclusiva ad Alberto Corradi, Patron e Leader indiscusso del “SARDINIA OPEN INTERNATIONAL WHEELCHAIR TENNIS

Con Alberto, siamo quasi coetanei. Lui è del ’61 e io del ’62. Oltre l’età, ciò che ci unisce, è la passione per il tennis. Quello che ci divide, invece, sono i risultati. Io, una schiappa; lui, nella sua categoria, il numero 12 al mondo. L’ho incontrato ad Alghero, pochi giorni prima l’inizio della diciassettesima edizione del torneo da lui ideato, voluto e organizzato: il Sardinia Open International Wheelchair Tennis. Un torneo di tennis riservato a giocatori su sedia a rotelle. Quelli che chiamano “diversamente abili”, ma che dovrebbero invece descrivere come “Particolarmente abili”. Giocare a tennis, non è per nulla facile; praticarlo stando seduti su una carrozzina, poi è qualcosa che ha dell’incredibile.

D – Come hai fatto a trasformare quella che per molti è una disabilità, in abilità superlativa?

R – Ho avuto l’incidente a 11 anni, ma nello stesso tempo, la fortuna di avere dei genitori meravigliosi. Subito dopo l’incidente sono stato nel miglior centro di riabilitazione al mondo. Mi hanno detto subito chiaramente che non avrei più camminato e che avrei dovuto imparare ad affrontare la vita da una sedia a rotelle; mi hanno insegnato tutto, giocavo a tennis tavolo, tiro con l’arco, ecc. Mi hanno insegnato ad essere indipendente.

Dopo pochi mesi sono rientrato in Italia e ho avuto l’ulteriore fortuna di ritrovare degli amici che mi sono sempre stati vicino. Amici che non hanno mai visto la mia disabilità in quanto tale. Mi invitavano a giocare a Basket con loro ed ero parte integrante del gruppo; quasi leader; senza di me non si muoveva nulla. Grazie anche a loro ho vissuto la mia disabilità senza alcun problema o quasi. Sono ancora molto affezionato a tutti loro e so di essere stato molto fortunato in questo, ma credo in egual misura di essere stato altrettanto importante per la loro crescita. L’altra mia grande fortuna sono state le donne della mia vita: Giovanna, mia moglie, con cui vivo e condivido la mia vita 24 ore su 24, da 25 anni; e Patrizia con cui ho passato l’età della crescita. Due donne eccezionali.

D – Hai parlato di un incidente quando avevi solo 11 anni. Cosa è successo di preciso?

R – Ho avuto un incidente nel 1972. Sono caduto dentro una buca profonda un metro, senza segnalazione a livello stradale, mentre andavo in moto a dieci chilometri l’ora. La moto mi si è ribaltata sulla schiena, provocandomi una lesione a livello dorsale e lasciandomi paraplegico.

D – All’epoca dell’incidente giocavi già a tennis, o hai cominciato dopo?

R – Ho iniziato a giocare a tennis nel 1998, ma da ragazzino, comunque, dopo l’incidente, ho sempre avuto la passione del tennis. Giocavo con i mie amici normodotati e direi neanche tanto male!! Dal 98, però, ho iniziato ad allenarmi con un maestro. I miei maestri più importanti sono stati Carlo Pisacane, purtroppo scomparso qualche anno fa, ma che ricordo sempre con affetto, e Alessandro Ciotti, negli ultimi 10 anni; a parte una piccola parentesi della mia carriera, con Alessandro Caggiari.

D – Oltre ai maestri, che ti hanno formato come atleta, c’è qualche campione a cui ti ispiri o ti sei ispirato?

R – Da piccolo adoravo Adriano Panatta, John McEnroe, Jimmi Connors; adesso stravedo per Roger Federer, il signore del tennis

D – Quanto tempo dedichi al tennis in ore di allenamento e tornei in giro per il mondo?

R – Mi alleno 5 volte la settimana circa due ore al giorno. Per due volte, con il mio fisioterapista Marco Zannin e le altre tre, con il mio Maestro Alessandro Ciotti. Come Tornei, ne faccio da 12 a 14 l’anno, in giro per il mondo. Poco più di uno al mese, in media, anche se, nell’ultimo periodo, ho intensificato l’attività con l’obiettivo di centrare la partecipazione alle prossime paralimpiadi di Rio.

Come saprai, si giocheranno a settembre e nella mia categoria si qualificano i primi 12 della classifica mondiale. I tornei che rimangono per accumulare punti, però, sono soltanto due: il Sardinia Open di Alghero e il Japan Open. Alla fine del Torneo Giapponese, sarà stilata la classifica finale e i primi 12, andranno a RIO. In questo momento, in quella provvisoria, sono proprio il numero 12!! Spero, quindi, di far risultato ad Alghero e di accumulare punti utili ad una qualificazione sicura.

D – Oltre a tutti gli impegni sportivi, sappiamo che eserciti la professione di ottico, con grande impegno e passione, da oltre trent’anni. Come riesci a conciliare tutti questi impegni con quelli familiari? Sei single?

R – No; sono felicemente sposato con Giovanna Scanu e oltre alla gran fortuna di averla incontrata, ho anche quella di poter viaggiare insieme a lei, in giro per i tornei. Condivido questa passione con Giovanna, che è la mia prima tifosa, e per di più è supercritica. Quando gioco male, oltre all’arrabbiatura per la sconfitta, devo sopportare anche tutti i suoi rimproveri! Ma lo fa, perché sa che posso fare di più e in quel modo cerca di stimolarmi a giocare sempre meglio.

D – Alberto, tu giochi nella categoria “Quad”. In cosa si differenzia dalle altre?

R – Nella categoria “Quad”, partecipano le persone che non hanno il controllo del tronco o hanno problemi a uno degli arti superiori; praticamente, problemi dovuti a frattura dorsale molto alta o cervicale. Sono inclusi anche quelli che hanno problemi di sensibilità alle mani e che non riescono a stringere bene la racchetta. Io, per l’appunto, non controllo il tronco e ho qualche problema con il braccio destro.

D – Nell’ultimo anno hai vinto qualche titolo?

R – Lo scorso anno, un titolo Italiano e 2 tornei Internazionali. Gli Internazionali in Repubblica Ceca e gli Internazionali di Firenze.

D – E ora che cosa hai in programma?

R – Nell’immediato il Sardinia Open; poi vado in Giappone a fare la Coppa del Mondo con la nazionale italiana e spero di qualificarmi per Rio. In ogni modo a Giugno devo andare a difendere il Titolo nella repubblica Ceca, poi andrò in Svizzera, Belgio, Inghilterra e Torino.

D – Oltre che da giocatore, il Sardinia Open, ti vede nei panni dell’organizzatore. Quando hai programmato la prima edizione, avresti mai immaginato che sarebbe diventato uno dei tornei più importanti al mondo, tanto da essere invitato ad organizzare un campionato mondiale?

R – No, assolutamente no. Nonostante tutto, piano piano, siamo cresciuti fino a vincere per 4 volte il titolo di miglior torneo al mondo ITF . Una soddisfazione enorme. D’altra parte, ho un team “incredibile” e con un team così è facile organizzare e vincere i premi. Sono eccezionali: li “Amo”

D – A cosa pensi sia dovuto questo successo, oltre che al tuo Magic Team?

R – Ho messo al servizio della associazione la mia esperienza di vita e la mia esperienza quindicennale quale gestore di locali di intrattenimento. Il resto lo fa la location. Alghero è la migliore possibile.

D – Allora è questo il motivo che ti ha spinto ad organizzare il Sardinia Open ad Alghero? Sei di Genova e vivi a Sassari da 50 anni, perché la Riviera del Corallo come sede del tuo torneo?

R – Alghero è stupenda; ha un circolo tennis meraviglioso, fatto da persone eccezionali. Come potevo scegliere diversamente? La prima volta che sono andato dal Presidente Andrea Sechi per proporre la manifestazione mi ha guardato come fossi un marziano; poi ha sorriso, ha creduto e capito che cosa volevo fare; è stato al mio fianco da subito, insieme al vice presidente Carmelo Manos e mi hanno sempre spronato nel continuare. Alghero la considero la mia seconda casa, qui ho degli amici carissimi ai quali sono molto affezionato. L’ubicazione di Alghero è fantastica, il tennis club lo hanno rifatto, anche in nostra funzione, privo di barriere architettoniche. A Sassari esiste il T.C Torres ma non è accessibilie per ospitare oltre 100 atleti in carrozzina.

D – L’organizzazione del Sardinia Open è talmente di alto livello che ti è stato chiesto di organizzare la prossima edizione della Coppa del Mondo nel 2017. Tu, senza smentirti, hai prescelto Alghero come sede della manifestazione; quali sono le altre città candidate per i mondiali?

R – Sono Tokio e la Turchia, ma diciamo che, salvo imprevisti dell’ultima ora, la Coppa del Mondo si disputerà ad Alghero. Giocheremo su 14 campi. I Sette del Tennis Club Alghero insieme ad altri sette dislocati al Baia di Conte. L’unico problema sono proprio questi ultimi, che dovranno essere ripristinati. Per il resto, devo solo volare in Giappone a firmare il contratto, cosa che farò quando andrò agli imminenti Campionati del Mondo, non appena terminato il Sardinia Open.

D – L’Italia, e Alghero in particolare, vivono un momento di particolare difficoltà e tu, di difficoltà, te ne intendi più di chiunque altro. Sei talmente bravo nell’affrontarle e superarle che fai sembrare tutto facile; così, come solo i grandi uomini e i grandi campioni sanno fare. Se potessi lanciare un messaggio ai più giovani, alla città intera, o comunque a chi oggi si trova in condizioni di estremo disagio; se potessi parlargli come fa un padre ai propri figli; cosa vorresti dirgli?

R – “Testa alta e guardare sempre avanti”. La vita è fatta di emozioni, sensazioni, e io credo che la mia forza sia la positività. Mai piangersi addosso, combattere sempre e mollare mai!

Alghero ECO – 01 Maggio 2016

Antonello Bombagi © Tutti i diritti riservati


Informazioni su Antonello Bombagi

Nato a La Maddalena nel 1962, vive ad Alghero dove si è sposato nel 1994 con Irene, diventando padre di Lorenzo e Roberto. Divide la sua vita professionale tra il lavoro nell'azienda di famiglia e la scrittura. Copywriter, blogger, scrittore e giornalista, ama scrivere di ciò che vede, lo incuriosisce e lo appassiona, nel suo girovagare continuo alla ricerca di emozioni da vivere.

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