Rocco e il mare

Rocco e il mare

Sono passati tanti anni, ma ricordo ancora quell’episodio come fosse accaduto ieri. Era una mattina di Gennaio, di quelle col cielo terso e l’aria pungente. Lui, Rocco, stava seduto immobile sulla panchina in punta del molo con la schiena dritta. Le mani, tese in avanti a poggiarsi sul bastone da passeggio; lo sguardo, fisso sul mare dell’arcipelago maddalenino

Lo avevo già notato nei giorni precedenti, sempre lì, con gli occhi rivolti verso lo stesso punto dell’infinito, avvolto in un cappotto di montone e un paio d’occhiali scuri. Il volto, come una carta geografica, segnata dai solchi profondi delle emozioni vissute. E dovevano essere state tante.

Uno zio mi disse che aveva 97 anni e che una buona parte li aveva trascorsi sulla barca da pesca quando andare per mare era ogni volta un’avventura diversa. Con le previsioni meteo affidate ai gabbiani; le reti, da salpare a mano; e il motore in barca, un lusso per pochi.

Affascinato da quell’uomo e dalla sua storia, mi misi a sedere sulla stessa panchina e da lì cercai di capire quale fosse l’ oggetto del suo interesse. Era quasi mezzogiorno, il ponente ci sferzava la faccia, ma il sole era tiepido.

«Buongiorno capitano!» Esordii per attirare la sua attenzione. «Che fa di bello, Rocco ? Sogna di andare a pescare?»

La sua risposta fu il silenzio assoluto, non un cenno, non una smorfia né una parola. Sembrava una statua di sale che all’interno celasse il suo mistero. Poi, senza distogliere lo sguardo dal mare, la sua voce roca e lenta ruppe il silenzio della baia.

«Aspetto di andare a trovare mia moglie. Aprono le porte alle tredici, prima non mi fanno entrare».

Pochi giorni prima, sua moglie Elena aveva avuto un piccolo ictus ed era stata ricoverata in ospedale. Lui aspettava lì ogni mattina, fino che suo figlio Gigi non fosse passato a prenderlo per accompagnarlo.

«E cosa le dice quando va a trovarla ? Riuscite a parlare?»

«No» Rispose deciso, per sciogliersi subito dopo in una dolcezza inaspettata «Mi siedo vicino a lei e le prendo la mano. Lei capisce lo stesso, cosa voglio dirle»

Rimasi talmente imbarazzato da quella testimonianza d’amore che non seppi più come continuare.

«Ne sono sicuro…» Farfugliai, provando a cambiare discorso «Ho notato che tiene lo sguardo fisso sempre sullo stesso punto. Ma cos’è che guarda?»

«Guardo il mare». Rispose candido, lasciandomi il tempo di sentirmi un po’ idiota per avergli fatto una domanda del genere. Un attimo dopo riprese a parlare

«Non posso dimenticare la sua mano tesa. Le dita, allargate e ricurve, graffiavano l’aria nel tentativo estremo di agguantarla» Mi disse con la voce ancora sofferente. «Cercava la mia, ma feci in tempo solo a vederlo scomparire tra i flutti. Un cinico gorgoglìo, a cui seguì il silenzio di quella notte maledetta. Non vidi mai il suo volto, non conobbi mai la sua storia…»

«Mi dispiace, però… insomma… mica è stata colpa sua» Cercai di consolarlo, ma lui mi interruppe subito.

«Era un uomo in difficoltà! E io non sono riuscito a salvarlo. Solo questo conta»

Rocco era così: un uomo di mare, pieno d’amore

Antonello Bombagi ©


Informazioni su Antonello Bombagi

Nato a La Maddalena nel 1962, vive ad Alghero dove si è sposato nel 1994 con Irene, diventando padre di Lorenzo e Roberto. Divide la sua vita professionale tra il lavoro nell'azienda di famiglia e la scrittura. Copywriter, blogger, scrittore e giornalista, ama scrivere di ciò che vede, lo incuriosisce e lo appassiona, nel suo girovagare continuo alla ricerca di emozioni da vivere.

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