La grande bellezza di Cesare

La grande bellezza di cesare

Un’aria che profuma, un sogno che cresce e quella voglia irrefrenabile di raggiungerlo. Un antidoto efficace, contro la routine e l’abitudine che spengono il desiderio e l’entusiasmo

L’aria di Alghero, ha un profumo diverso, particolare; forse unico. A volte, quasi inebriante. Quando vado da qualche parte, al ritorno, mi piace salire sull’aereo con l’idea che all’arrivo a casa, la sentirò ancora una volta; anche se solo per poco: giusto il tempo di riabituarsi. Strana cosa l’abitudine. Quel veleno sottile che ci uccide lentamente, giorno dopo giorno; anestetizzando il dolore, appiattendo il piacere e spegnendo la bellezza. Come una pialla inesorabile, spiana ogni emozione, fino a farla scomparire completamente.

E noi, ci abituiamo a tutto; a convivere con persone che odiamo, ad accettare la solitudine, la violenza, i soprusi; a sopportare le nuove schiavitù; l’orrore quotidiano che ci viene riversato addosso; ma, non solo. Già, perché nello stesso modo, purtroppo, ci si abitua anche alle cose belle; al sorriso di chi ci sta a fianco, al suo amore gratuito, alla tenerezza di un gesto. Tutto diventa scontato, già visto, già vissuto, e quindi incapace di stupirci ancora. Come il paesaggio davanti a casa: ormai trasparente; invisibile ai nostri occhi, qualunque esso sia.

Quello stesso paesaggio che, invece, il regista algherese Cesare Furesi, ha voluto impiegare come set naturale per il suo primo film. Per fare da sfondo, meraviglioso, a una delicata storia d’amore. Il suo tentativo, ancora in lavorazione, è quello di offrirci un antidoto; svegliarci dal torpore in cui tutti noi ricadiamo involontariamente, vittime predestinate di quell’abitudine, che se non è combattuta, spegne la luce intorno a noi.

Smorza i colori; annienta l’entusiasmo. Il bisogno di sicurezza, che ci spinge a ripetere gesti, parole, azioni, percorsi, nello stesso modo di sempre, da una parte ci aiuta a vivere con minore sforzo; dall’altra, però, ci condanna alla lenta e progressiva morte interiore. Si, ci leva il fastidio di dover sperimentare e imparare cose nuove, di affrontare rischi e situazioni impreviste, ma ci ruba lo stupore, la meraviglia del mai visto, il fascino dell’imprevedibile; la gioia, non di essere, ma di sentirsi vivi. Pur fra incertezze e difficoltà.

Una gioia che, sono sicuro, Cesare non ha mai perso; non permettendo al suo animo di ingrigirsi. Ma, nemmeno, lasciandosi tarpare le ali da una città, dove non volano più neanche gli aerei. Né, lasciandosi ingannare dall’abitudine; pur dopo sessant’anni. Il sogno, è stato il suo antidoto naturale. Lo ha coltivato in silenzio, nutrendolo di respiri; inalando quell’aria profumata di cui Alghero è densa; impregnata di tutto il bello che ci circonda.

Lo ha fatto crescere, dedicandogli tempo e attenzione; continuando ad accarezzarlo e a difenderlo ogni volta che è stato necessario; fino a farlo amare dalla gente; fino che, diventato grande, niente e nessuno ha potuto più rubarglielo. Quando vedremo il film nelle sale, ci stupiremo anche noi, finalmente. Saremo costretti a guardare la nostra città con occhi diversi, rimanendo sorpresi di tanta bellezza. Domandandoci, forse, come sia stato possibile, non accorgersene prima.

Oggi, non possiamo ancora dire se questo film, avrà il successo che merita, anche se ce lo auguriamo; possiamo però sperare che l’esempio del regista Algherese, serva a tutti noi per capire che “la grande bellezza” è sotto i nostri occhi; sempre. E se non la vediamo, è perché non ne siamo più capaci; o perché guardiamo dalla parte sbagliata. Le opportunità ci sfiorano, ci passano vicino, ma non sappiamo riconoscerle; né coglierle.

Con gli occhi dell’abitudine, vaghiamo per la città, senza più vederla, senza più comprenderla. Ci muoviamo tristi e solitari nelle strade che si sono fatte deserte. Eppure, la storia di Cesare riaccende una luce, illumina la speranza di una città intera; testimoniando, con ciò che ha fatto, che persino il deserto si fa buon cammino per il traguardo, quando hai un sogno da raggiungere.

Alghero Eco – 23 Maggio 2016

Antonello Bombagi © Tutti i diritti riservati


Informazioni su Antonello Bombagi

Nato a La Maddalena nel 1962, vive ad Alghero dove si è sposato nel 1994 con Irene, diventando padre di Lorenzo e Roberto. Divide la sua vita professionale tra il lavoro nell'azienda di famiglia e la scrittura. Copywriter, blogger, scrittore e giornalista, ama scrivere di ciò che vede, lo incuriosisce e lo appassiona, nel suo girovagare continuo alla ricerca di emozioni da vivere.

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