Con una tradizione consolidatasi negli ultimi 47 anni, il 5 di giugno ricorre la giornata mondiale dell’ambiente.

La prima edizione si era aperta al grido di “Only One Earth”, per cercare di svegliarci dal torpore in cui eravamo sprofondati dopo decenni di crescita economica. Ma a distanza di tante edizioni l’unica cosa che pare essere cambiata è l’urgenza con la quale dobbiamo muoverci a fare qualcosa prima che sia tardi.

Per comprendere meglio come le 47 giornate dedicate all’ambiente siano state finora improduttive nel risveglio delle nostre coscienze basti pensare che l’overshoot day, che corrisponde al giorno in cui le risorse naturali che il mondo è capace di rigenerare in un anno risultano essere già consumate, nel 1974 cadeva il 27 novembre. Quest’anno cadrà il 29 luglio!

Antonio Guterres
Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, nell’introdurre la Giornata Mondiale dell’Ambiente 2021, ha voluto ricordare che “il degrado degli ecosistemi sta già mettendo a rischio l benessere del 40% dell’umanità. E tuttavia questo dato, di per sé allarmante, non include quanto prodotto dal disastro avvenuto al largo dello Sri Lanka. Per una triste coincidenza, proprio alla vigilia della giornata mondiale dell’ambiente, una nave porta container carica di prodotti chimici è naufragata in quei mari a causa di un incendio a bordo. Il dato citato è quindi al netto della recente tragedia.

Situata a sud dell’India, Lo Sri Lanka (ex Ceylon) è un’isola dell’Oceano Indiano grande quasi 3 volte la Sardegna. Il suo territorio comprende sia foreste pluviali che pianure aride, così come altipiani e spiagge di sabbia. E proprio queste ultime subiranno lo sfregio più pesante, insieme all’ecosistema marino di quell’angolo di mondo. (Nella foto di copertina si vede un pesce che ha la bocca piena di microgranuli di plastica).

Quale impatto potrà avere una simile sciagura sui territori di quel paese è facile immaginarlo. Un ecosistema si regge su un delicato bilanciamento fra le due parti in gioco: l’insieme degli organismi viventi e della materia non vivente. L’interazione fra questi due mondi in un determinato ambiente costituisce un sistema autosufficiente e in equilibrio dinamico che, come tutti gli equilibri, è molto fragile. Voglia essere un lago, uno stagno, una savana, così come una pineta o un promontorio roccioso ricoperto da arbusti tipici della macchia mediterranea, basta alterare una sola delle due parti per rompere l’equilibrio e danneggiare irreparabilmente tutto l’ecosistema della zona.

E allora non dobbiamo meravigliarci se da un territorio così lontano giunge forte e chiaro un grido di allarme che diventa richiesta di aiuto. Da quell’ecosistema i cingalesi traggono il loro sostentamento, con la pesca e con il turismo. Riusciranno a mangiare pesci ripieni di microgranuli di plastica? O attirare turisti sulle spiagge devastate da un cocktail micidiale di sostanze chimiche?

In attesa che il tempo ci fornisca la risposta, voglio far mio il messaggio che Guterres ha inviato a tutti i cittadini del mondo. Li ha invitati a guardare al futuro più che al passato e altrettanto voglio fare con voi, amici miei, perché è lì che dobbiamo volgere il nostro sguardo. “Questo è il nostro momento. Non possiamo tornare indietro nel tempo. Ma possiamo coltivare alberi, rendere più verdi le nostre città, rinaturalizzare i nostri giardini, cambiare la nostra dieta e pulire i fiumi e le coste. Siamo la generazione che può fare pace con la natura. Diventiamo attivi, non ansiosi. Siamo audaci, non timidi”

#GenerationRestoration


Antonello Bombagi ©

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