Chi salverà Alghero?

Chi salverà Alghero?

Protagonista nel bellissimo film di Cesare Furesi, al debutto nelle sale in questi giorni, la Città tenta il suo rilancio. Giro d’Italia, Mondiale Rally e Mondiale di tennis in carrozzina. Basteranno ad evitare la deriva? 

Mentre scrivo, non posso ancora sapere se l’opera prima di Cesare Furesi, “Chi salverà le rose?”, al cinema dal 16 marzo, troverà il meritato riscontro nel pubblico. Avendo avuto il privilegio di vederlo in anteprima, però, posso facilmente immaginarlo. E lo immagino come il giusto coronamento di un sogno inseguito per molti anni.

Sostenuto soltanto dalla passione per il suo lavoro e dall’amore per la sua gente, il regista Algherese, è riuscito ad abbattere ogni ostacolo. Da quelli di natura economica, per il reperimento delle risorse necessarie, a quelli di natura tecnica e organizzativa. La sua caparbietà, gli ha permesso di arrivare alla meta, il suo talento, ha fatto il resto. Fondendo in un contesto armonico, un cast d’eccezione. Dove ogni singolo, alla fine, ha saputo dare più di quanto non fosse lecito aspettarsi.

Carlo Delle Piane, nel ruolo dell’Avvocato Giulio Sant’Elia, già interpretato nel film di Pupi Avati “Regalo di Natale” e che gli valse il Premio Volpi, ci regala una interpretazione da vero maestro. Intensa e delicata nello stesso tempo. Un personaggio, il suo, che ti entra dentro; si autoinstalla nell’anima e per giorni, dopo la visione del film, continua a vivere dentro di te.

Lando Buzzanca, che nel film veste i panni di Claudio, compagno dell’avvocato Sant’Elia, è bravissimo come sempre. Ma vederlo in un ruolo così diverso rispetto a quelli di “sciupafemmine” con cui è diventato famoso, è una piacevolissima scoperta. Una vita davanti alla macchina da presa, ma soprattutto, gli ultimi dieci anni passati nei teatri di tutta Italia, gli permettono di dare al suo personaggio tutto lo spessore che serve.

Caterina Murino, deliziosa sorpresa, finalmente si rivela non solo bella, ma anche molto brava. Dopo una serie di interpretazioni che non hanno reso giustizia alle sue riconosciute capacità, in questo film, dove interpreta Valeria, la figlia di Giulio, entra meravigliosamente nella parte. E ci regala emozioni genuine e indelebili.

Antonio Careddu, al suo debutto in un lungometraggio, centra in pieno l’obiettivo, con una interpretazione credibile e mai fuori contesto. Scoperto da Furesi, al quale aveva inviato un videoclip di presentazione, tiene il passo dei “mostri sacri” con cui si trova a lavorare fianco a fianco. Nella pellicola, veste i panni del “nipote” che corre in soccorso del nonno, uscendone davvero bene.

Alghero, infine, è il protagonista silenzioso dell’opera: con i suoi tramonti, i suoi vicoli, il suo mare. Incanta e arricchisce l’opera, come una preziosa cornice su un quadro d’autore. Una scenografia naturale che esalta, con discrezione, la bellezza di un film in cui l’argomento principale è l’amore. Con quella storia, scritta in punta di dita, fra due uomini anziani. Complicata dal rapporto, fragile, con la figlia di una di loro. Così delicata, da bordeggiare il limite della poesia. E con un finale a sorpresa, molto duro, destinato a far riflettere e discutere.

Questo film, insomma, rappresenta un’ autentica consacrazione come regista di qualità per Cesare Furesi, ma anche uno spot che non ha prezzo per tutta la città di Alghero. Una città che, oggi più che mai, ha veramente bisogno di mostrare e dimostrare in tutto il mondo di che cosa può essere capace. Con la sua gente, con le sue bellezze naturali e architettoniche. Con la sua cultura, la sua storia; ma anche con l’esempio che ci ha dato Cesare Furesi: insegnandoci a credere nei nostri sogni. A non lasciarli morire nel cassetto. Ad alimentarli, con la passione; a perseguirli, con determinazione. Condendoli, magari, con un pizzico di sana follia.

La nostra città, non scrivo nulla di nuovo, vive uno dei momenti più duri e difficili della sua storia recente. Le vicende che ci hanno portato in questa situazione sono note a tutti, ma non a tutti è forse sufficientemente chiaro che non ne usciremo grazie ad un bravo Sindaco, o alla Grazia Divina. Un Sindaco, pur bravo che sia, non ha la bacchetta magica. Potrà rendere sicure le strade, puliti i marciapiedi, far funzionare bene i servizi sociali, gli scuolabus, le mense; illuminare e rendere ancora più bella la nostra città; ma il resto, lo dobbiamo fare noi.

Abbiamo il privilegio e la fortuna di vivere in una delle località più ricche di fascino dell’intero Mediterraneo. Una cornice ideale che si presta ad accogliere svariate forme di turismo: da quello familiare a quello congressuale, fino a quello che segue l’organizzazione di eventi internazionali. Uno di quei luoghi, dove la gente farebbe a cazzotti per accaparrarsi un biglietto d’ingresso gratuito. Eppure non sfruttiamo questa enorme potenzialità, se non minimamente. Aspettiamo, sempre e comunque, che qualcuno ci prepari la “focaccia”. Attendiamo, passivi, la manna dal cielo.

E il bello è che a volte arriva. Come succederà a breve con il Giro d’Italia; manifestazione che prenderà il via proprio dalla nostra città. O con la Organizzazione del Mondiale Rally. O, ancora, con la disputa della Coppa del Mondo di Tennis in carrozzina. Nonostante tutto, sono pochi i privati che si stanno preoccupando di sfruttare l’occasione. Con l’organizzazione di eventi collaterali, con l’aggiunta di nuove iniziative che contribuiscano ad affermare la leadership di Alghero in questo campo. Ci agitiamo in mezzo al mare, con le braccia levate e gridando “aiuto!”, ma non allunghiamo la mano per afferrare il salvagente che ci hanno lanciato a fianco.

Prendiamo esempio, allora, dalla bella storia di Cesare Furesi, da quella del nostro amato Antonio Marras, dalla bravissima Franca Masu. Tutte persone che hanno respirato la nostra stessa aria, sono cresciuti nelle nostre stesse strade, davanti agli stessi tramonti. Tutte persone che avevano un sogno, oltre che talento e lo hanno coltivato con passione, amore e perseveranza. E alla fine ce l’hanno fatta. Anche da soli, anche da Alghero, anche da un’isola. Anche contro chi, li prendeva per pazzi.

 

Alghero – 07 Marzo 2017

Antonello Bombagi © Tutti i diritti riservati

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Foto: © Antonello Bombagi

Puoi leggere questo articolo anche sull’edizione cartacea di Alghero Eco del 15 Marzo 2017

 


Informazioni su Antonello Bombagi

Nato a La Maddalena nel 1962, vive ad Alghero dove si è sposato nel 1994 con Irene, diventando padre di Lorenzo e Roberto. Divide la sua vita professionale tra il lavoro nell'azienda di famiglia e la scrittura. Copywriter, blogger, scrittore e giornalista, ama scrivere di ciò che vede, lo incuriosisce e lo appassiona, nel suo girovagare continuo alla ricerca di emozioni da vivere.

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