Decenni di politiche scellerate, seguite dal nulla. Una città che si trasforma in desolante dormitorio. Ma nulla è per sempre e la città crede nella sua rinascita.

Ho un ricordo che faccio fatica a dimenticare. E’ datato 1989, ma è impresso a fuoco nella mia mente. Quando arrivai a Berlino, era trascorso poco più di un mese dalla caduta del muro e col Natale alle porte, la città scintillava di luci e vita; come non mai. Ma non era quello, che andavo cercando. Volevo vedere, vivere, toccare con mano, quella che, un giorno, sarebbe stata una pagina importante di Storia.

La lunga parete di cemento, mi apparve subito in tutta la sua imponenza. Anche se, non era più grigia e non faceva più paura. Gli studenti l’avevano riempita di disegni colorati. Quelli fatti con le bombolette spray. Una schiera di scalpellini, però, aveva preso il loro posto e picchiettava il muro con arnesi di fortuna. Incessantemente. Ne aprivano brecce, perché si potesse circolare liberamente da ovest a est e viceversa. Altri, invece, si preoccupavano di raccoglierne i pezzi, per venderli ai turisti. Spesso, nascevano vere e proprie bancarelle con frammenti di varie dimensioni e prezzo. C’era un gran fermento e molta euforia; perfino tra i soldati, che ancora presidiavano il confine di cemento.

Curioso, mi avvicinai ad uno dei tanti varchi ormai aperti. Mi misi di traverso rispetto al muro; all’interno dell’apertura. Col piede sinistro ero a Ovest; col destro, a Est. In mezzo alle gambe, sotto di me, correva il confine. Da lì, potevo vedere con un occhio la Berlino Occidentale, mentre con l’altro, scoprivo per la prima volta quella Orientale. E il primo impatto fu impressionante. Come guardare una fotografia dove una sottile riga di mezzeria dividesse la parte sinistra, stampata a colori, dalla destra, in bianco e nero.

Così era Berlino. A Ovest, infatti, vedevo una città viva, moderna; piena di luci, suoni, colori. Con i suoi palazzi lussuosi e diversi tra loro; con i negozi, i caffè e i ristoranti, pieni di gente ad ogni ora; con le strade gonfie del traffico di auto, tram e taxi; con i marciapiedi stracolmi di persone che camminavano veloci, sfiorandosi l’un l’altro, in un via-vai irrefrenabile. Ad Est, invece, il mio occhio, poteva cogliere solo abbandono e decadenza. Grandi caseggiati grigi, si affiancavano uguali e tristi, circondati da strade desolatamente vuote. Niente auto, se non di rado, e qualche bicicletta. Nessun negozio, nessun caffè, nessun ristorante. Poche persone per strada, con le mani in tasca ed il bavero del cappotto alzato. Si avvicinavano ai varchi, per uscire da quella che non era più una città, ma un deprimente dormitorio.

Decenni di una politica sciagurata, governanti dispotici, burocrati miopi e corrotti l’avevano ridotta in quella misera condizione. Senza servizi, senza colore, senza vita. Una grande metropoli divisa in due. Stessa gente, stesso territorio, ma politiche differenti, avevano prodotto una situazione diametralmente opposta. Il giorno e la notte. La luce e il buio. Il colore ed il grigiore. Lo stesso grigiore, la stessa oscurità in cui sta scivolando Alghero. La medesima decadenza, l’identica desolazione. Anche qui, decenni di politiche scellerate, hanno impoverito il territorio. Quella dei palazzinari, ieri, quella del nulla, oggi. Hanno tolto la luce, smorzato il colore, fiaccato la vita. Solo la Caritas non conosce crisi; tutto il resto è in declino.

Ma la storia ci insegna che nulla è per sempre. Ogni cosa passa e anche Alghero risorgerà. In questi giorni abbiamo celebrato l’inizio del periodo d’Avvento. Il tempo liturgico che ci prepara alla venuta del Salvatore. E credo che quest’anno avremo un motivo in più per pregare e sperare: che il Santo Natale, insieme a Gesù Bambino, ci porti una comunità rinnovata. Capace di autodeterminare il proprio futuro. In modo da esprimere, non una nuova amministrazione, ma un’amministrazione nuova. Autrice di una politica nuova, fatta dalla gente per bene per il bene della gente. Perché la luce, la musica, il colore, ritornino ad avvolgere Alghero. Perché la vita ritorni a splendere.

Alghero Eco – 23 Novembre 2015

Antonello Bombagi © Tutti i diritti riservati

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